mercoledì 16 maggio 2012

lettere dal terremoto

LETTERE DAL TERREMOTO


«GENTE PER STRADA, IN LACRIME» - Uno studente dell'università dell'Aquila, che divide un appartamento con degli amici, parla di una situazione «allucinante». «Domenica sera c'erano state due scosse, una verso le 22.30, un'altra verso l'1.20 ma la situazione sembrava tranquilla. Siamo andati a dormire, poi alle 3.32 una scossa fortissima: sono iniziati a cadere dei quadri e la roba che stava sugli scaffali, la televisione tremava. È durata 15-20 secondi - racconta -. Ho accertato che in casa stessimo tutti bene, poi, siamo usciti dall'appartamento. Per le scale c'era fumo, nebbia, erano caduti calcinacci, vetri, la gente era in strada, molti in maglietta e pigiama nonostante il freddo perché avevano lasciato di corsa la casa». «Lungo la strada per arrivare al centro - prosegue - ci siamo accorti che c'erano case venute completamente giù, palazzine a terra, e alcuni amici ci hanno detto che la Casa dello studente era in parte crollata: ci siamo preoccupati perché ci abitavano alcuni nostri amici, quindi, ci siamo diretti lì e c'era tanta gente in strada, in lacrime. Noi siamo stati fortunati, la casa dove abitavamo era una costruzione recente e ha retto. Comunque, vista la situazione, siamo tornati un attimo lì a prendere l'indispensabile e siamo partiti con l'auto di un mio amico per ritornare a casa. Per ora io e i miei amici abbiamo preferito rientrare a casa, la paura è stata tanta».

Grazie a Michele per aver pubblicato questa lettera. Vale più di qualsiasi filmato, intervista e servizio televisivo. E’ vero, si è fatto tanto e si sta continuando a fare, ma a volte quello di cui si ha veramente bisogno è trovare qualcuno che ascolti, che “senta” davvero il disagio, a cui magari raccontare o soltanto scrivere della paura nascosta o dell’angoscia di un ricordo. Questa lettera ha voluto superare tutti i confini per arrivare ad ognuno di noi, una richiesta che non ha bisogno di numeri verdi e/o linee per raccolta fondi. Una richiesta di complicità, di sostegno, di comprensione, di vicinanza concreta.


Il 6 aprile ero a l’Aquila, in centro a casa della mia ragazza; quando la terra ha incominciato a tremare, ho solo abbracciato Angela; dopo pochi secondi è iniziato a crollare il soffitto; finita l’interminabile scossa, la polvere rendeva impossibile la vista e complicava la respirazione; usciti di casa completamente bianchi dalla polvere abbiamo preso la macchina, era una delle poche a non aver subito danni, siamo andati in piazza aspettando la luce del giorno; alle sette a piedi siamo tornati in centro, illuminata dal sole la città appariva davanti ai miei occhi con tutta la sua tristezza e desolazione, in quegli istanti ti rendi conto di quanto sei  impotente…non siamo niente. Sono entrato in camera per recuperare delle cose e ho notato che a 30 cm dal letto dove dormivo c’era una poltrona completamente nascosta da pezzi di soffitto troppo grandi.
In questi giorni ho raccontato la mia storia a molta gente e tutti mi dicono che sono fortunato ad essere ancora vivo, ma io faccio fatica a pensarla così…quella notte ho perso quattro amici e parte di me. Da quella notte faccio fatica a dormire e a volte tremo anche se non c’è il terremoto (premetto che io non avevo paura del terremoto, nè prima nè dopo quella notte, e non ho paura ora che la terra continua a tremare, la paura non è un’ emozione che si può controllare, o c’è o non c’è, ma non possiamo farci condizionare troppo la vita da questo cazzo di terremoto) ma quando chiudo gli occhi o penso, rivedo delle scene che vorrei non aver mai visto e poi vedo i volti dei miei cari amici.  Maurizio.

Maurizio,
la tua sterminata lucidità e franchezza, l’aprire il tuo cuore per raccontarne il subbuglio, quel tuo “non siamo niente”, inducono a dedicarti un pensiero. Vorrei che ti giungesse anche il mio incoraggiamento e che insieme a quello degli altri, in qualche maniera, si potesse spezzare quel silenzio di cui ci parli e che tanto stai combattendo. Nell’attesa di continuare ad avere notizie tue e della realtà in cui vivi, ti prego di accettare questo mio semplice buonanotte. Con il cuore.
Caro direttore,

la vigilia di Natale la trascorrevamo nel tinello, che era il cuore della nostra casa di via 20 settembre 79. L’unica parte non travolta dal crollo. La sera del 24 Antonella ed Alessandra apparecchiavano la tavola e vi ponevano al centro rametti di pino ed agrifoglio illuminati dalla fiammella di una candelina rossa che ardeva per tutta la cena. In un angolo del tinello mia moglie Patrizia allestiva un grazioso presepe che a mezzanotte risplendeva per la presenza di Gesù bambino.  
Oggi, in quella stanza dalle pareti squarciate dal sisma, regna vento e neve. Sulla tavola, se è rimasta, dovrebbe esserci ancora qualche piccola traccia dell’ultima nostra cena insieme: chissà, forse la tovaglia o forse qualche piatto e qualche posata. Sola testimonianza di una famiglia che si amava e si ama e che la notte di Natale si raccoglieva attorno al presepe come ad una cattedra di vita da cui costantemente apprendeva che, unita nell’amore per il Signore, la famiglia è al centro della vita e della società e costituisce un naturale attrattore dell’amicizia sia degli angeli che dei pastori. Nell’umiltà, nella letizia, nel disagio.
Scrivo da un ospedale, dopo un delicato intervento chirurgico. So di non essere solo. Trascorrerò questo Natale, così come quelli che ancora il Signore mi concederà, con Patrizia, Antonella ed Alessandra che sono ora nella vera vita. A mezzanotte mi sussurreranno, come sempre: buon Natale papà.

si possono prevedere i terremoti?



Si possono prevedere i terremoti?
In un anno si verificano un milione di scosse di terremoto e vi sono zone in cui la sismicità è più intensa e frequente che in altre. Se si volesse intendere la precisione del tempo, dell’intensità e del luogo in cui si verificherà il sisma, ciò è assolutamente impossibile (o quasi).
Tra scienza e mistero
Cronache anche molto antiche riferiscono di pretese previsioni di terremoti da parte di esperti, attraverso l’analisi di fenomeni naturali che oggi vengono ritenuti poco significativi: molto probabilmente non si trattò di previsioni vere e proprie, ma solo di coincidenze fortuite. Di recente però la previsione sistematica e razionale dei terremoti è uscita dalla sfera della magia e della approssimazione per entrare in quella della sperimentazione scientifica ottenendo anche qualche discreto successo. Chiarito che l’analisi di alcuni fenomeni fisici come il ripetersi regolare dei sismi in una determinata località, l’allineamento dei pianeti o il comportamento strano di alcuni animali non poteva essere utilizzata per prevedere lo scatenarsi di un sisma, si pervenne al convincimento che fosse indispensabile raccogliere sul territorio dati fisici continuativi e molto precisi per centrare l’obiettivo. Fu allora varato un piano di ricerca molto particolareggiato che richiedeva misure di gravità e di conducibilità elettrica delle rocce, rilevazione di onde sismiche di minima intensità e spostamenti anche insignificanti del terreno.                                                                             
La svolta degli americani
Gli Americani non solo approfondirono le indagini sul campo ma le trasferirono in laboratorio dove le rocce vennero sottoposte a forti compressioni. Si notò, in seguito a questi esperimenti, che prima che si verificasse la frattura definitiva, la roccia si dilatava per il formarsi di piccole crepe al suo interno. Questa dilatazione generava un aumento della conducibilità elettrica e un rallentamento delle onde ad alta frequenza. Gli stessi fenomeni vennero riscontrati sul territorio. Si formò quindi fra i fisici il convincimento che l’apertura di piccole fratture all’interno delle rocce avrebbe provocato l’infiltrazione di aria ed acqua con conseguente variazione di alcuni parametri fisici. L’aumento di volume delle rocce causato dalla fessurazione spiegava anche il sollevamento e l’inclinazione del terreno osservati prima del verificarsi di alcuni sismi. Si era anche notato, all’approssimarsi del terremoto, un aumento nell’aria di radon (un gas radioattivo prodotto dalla disintegrazione spontanea di alcuni metalli) la cui quantità evidentemente aumentava in seguito alla fessurazione che consentiva una più ampia fuga di questo elemento dalla roccia.
…e in Cina?
Nel 1966 i Cinesi avevano subìto due terremoti successivi che avevano creato danni incalcolabili in una regione a sud-ovest di Pechino e il presidente Chou En-lai decise di organizzare un’intensa campagna per la previsione dei terremoti nelle regioni più a rischio del Paese. L’Ufficio Sismologico Nazionale di Pechino nell’inverno del 1975 invitò gli abitanti della zona circostante il grande porto industriale di Yingkow nella Cina ad abbandonare in tutta fretta le abitazioni perché di lì a poco si sarebbe verificato un terremoto di forte intensità.  La previsione si dimostrò esatta e salvò migliaia di vite umane.  L’anno seguente in una regione posta a pochi kilometri di distanza furono osservati alcuni possibili segni premonitori ma, non si riuscì a dare l’allarme con tempestività. Il terremoto si verificò all’improvviso devastando un’ampia regione densamente abitata e provocando un numero di vittime che le autorità cinesi tentarono di tenere nascosto ma che presumibilmente fu di oltre 650.000 unità.  Nonostante qualche successo, bisogna tuttavia riconoscere che la previsione e il controllo dei terremoti hanno dato finora risultati deludenti e contraddittori: si sono registrati casi in cui alcuni segni ritenuti premonitori non hanno dato seguito ad alcun terremoto mentre altre volte si è verificato un evento sismico di forte intensità senza che lo stesso sia stato preceduto da alcun segno premonitore. La difesa dai terremoti, per il momento, rimane quindi la prevenzione attraverso l’applicazione di norme antisismiche da osservare scrupolosamente e la creazione fra la popolazione di una vera cultura del terremoto intesa come capacità di convivere con questa manifestazione della natura senza drammi e catastrofismi.  Per quanto riguarda la previsione e la prevenzione, i sismologhi di tutto il mondo si dicono ottimisti. Essi sono convinti che non è lontano il giorno in cui la popolazione sarà avvertita per tempo dell’imminenza di un terremoto e potrà portarsi all’aperto in luoghi sicuri dove, passata la scossa, potrà fare ritorno nelle proprie case (che nella maggior parte delle situazioni non avranno subito danni) e lì attendere in tutta tranquillità le consuete scosse di assestamento.

calcolo dell'epicentro

Come si calcola l’epicentro di un terremoto?
Per epicentro  si intende quel punto della superficie terrestre posto esattamente sulla verticale condotta dall'ipocentro (che è il punto nel quale ha avuto origine il terremoto al di sotto della crosta terrestre). È l'epicentro il luogo dove il terremoto causa i danni maggiori.

La distanza tra l'inizio dell'onda P prima e la prima ondata S ci dice di quanti secondi le onde sono separate. Questo numero sarà usato per dire a che distanza si trova  il sismografo dall'epicentro del terremoto.
Per individuare un terremoto, sono necessari i dati di almeno tre stazioni sismiche. Il processo è noto come triangolazione. Il sismometro registra il tempo in cui il P e onde S arrivare alla stazione di registrazione. Le onde P viaggiano più velocemente attraverso la terra che le onde S e così arrivare alla stazione sismometro prima che le onde S e vengono registrati dal sismometro prima. La differenza di tempo di arrivo fra i due tipi di onde sismiche possono essere utilizzati per calcolare la distanza di epicentro del sisma dal sismografo, come il più lontano un terremoto, maggiore è il tempo di ritardo tra la rilevazione delle onde S rispetto al Le onde P (immaginate due auto da corsa uno contro l'altra. Entrambi partono allo stesso tempo, dallo stesso luogo, ma una macchina ha una velocità leggermente più alta dell'altra macchina. In un primo momento saranno abbastanza vicini tra loro, ma più la gara va avanti (con l'aumentare del tempo / altri si spostano), la vettura più veloce otterrà sempre più lontano, dalla macchina più lenta). Sulla base delle proprietà della crosta, e molte prove, un sismologo in grado di calcolare da una stazione la distanza di un terremoto è basata solo sul tempo di ritardo SP.

DE = x DeltaT (VP - VS) / (x VS VP)

Dove:
DE = Distanza all'epicentro (km)
DeltaT = Differenza tra P e S-wave orario di arrivo (s)
VP = velocità delle onde P (km / s)
VS = S-wave velocity (km / s)

Quindi si può tracciare su una mappa un cerchio di raggio pari alla distanza l'epicentro intorno alla stazione sismografo. Questo viene quindi ripetuto per Le altri due stazioni sismometro e il punto in cui i tre cerchi si intersecano è la posizione dell'epicentro terremoti.
La suddetta procedura viene comunemente automatizzata utilizzando computer e tecniche numeriche in modo che un gran numero di differenti episodi sismici possono essere trattati in modo efficiente.Va notato che questo è un processo imperfetto, deve essere effettuata sul materiale attraverso cui le onde sismiche si spostano per valutare la loro velocità.
Per scoprire le diverse metodologie ci si è anche basati esperienze offerte dai test nucleari, di cui era noto fin dal principio l’ipocentro.



misura dell'intensità dei terremoti



Intensità dei terremoti:
la scala Richter e la magnitudo Mercalli



L'intensità dei terremoti viene misurata mediante due scale che corrispondono agli effetti del terremoto sul territorio (scala Mercalli) e all'energia liberata dal sisma (magnitudo Richter).
La scala Mercalli , originariamente proposta da Giuseppe Mercalli nel 1902 è stata successivamente modificata e prende il nome di scala MCS (Mercalli, Cancani, Sieberg).Essa classifica gli effetti macroscopici sulle cose e sul territorio e i fenomeni avvertiti dalle persone.
La magnitudo Richter (Ml) è misurata a partire dallo spostamento del terreno registrato dai sismografi, comparato allo spostamento prodotto da un terremoto campione in scala logaritmica, cosicché tra un grado Richter e il successivo lo spostamento del terreno aumenta di 10 volte, mentre, l'energia rilasciata dal sisma aumenta di circa 32 volte. La magnitudo Richter non è direttamente correlabile alla scala Mercalli, poiché gli effetti di un terremoto sull'ambiente non dipendono solo dall'energia liberata, ma anche dalla profondità del sisma e dalla struttura dei suoli e dei manufatti. Per i terremoti più intensi si utilizza la magnitudo del momento sismico (Mw) che si esprime in scala logaritmica a partire dal momento sismico. La scala Mw è stata definita in maniera tale da coincidere con la scala Richter per i terremoti inferiori a magnitudo 6-7.

Scala Mercalli

La scala Mercalli è una scala che misura gli effetti di un terremoto sulle persone o sulle cose. Deriva dal nome di Giuseppe Mercalli, sismologo e vulcanologo famoso in tutto il mondo, che nel 1902 espose alla comunità scientifica la sua prima scala formata però da 10 gradi. Successivamente due sismologi americani (Wood e Neumann) modificarono la scala Mercalli aggiungendo 2 gradi.
La scala Mercalli misura l'intensità di un terremoto, cioè i suoi effetti sui manufatti. Due terremoti di magnitudo diversa possono avere lo stessa intensità, se per esempio hanno ipocentri posti a differenti profondità, oppure si verificano in zone con una diversa antropizzazione. L'esempio classico è quello del terremoto di altissima magnitudo che però avviene in mezzo al deserto, dove non ci sono costruzioni e che potrà avere intensità minore (quindi un Grado Mercalli inferiore) rispetto ad un altro, di magnitudo inferiore che però avviene in una zona rurale densamente abitata, dove le costruzioni non sono antisismiche.



Grado
Scossa
Descrizione
I
strumentale
Non avvertito
II
leggerissima
Avvertito solo da poche persone in quiete, gli oggetti sospesi esilmente possono oscillare
III
leggera
Avvertito notevolmente da persone al chiuso, specie ai piani alti degli edifici; automobili ferme possono oscillare lievemente
IV
mediocre
Avvertito da molti all'interno di un edificio in ore diurne, all'aperto da pochi; di notte alcuni vengono destati; automobili ferme oscillano notevolmente
V
forte
Avvertito praticamente da tutti, molti destati nel sonno; crepe nei rivestimenti, oggetti rovesciati; a volte scuotimento di alberi e pali
VI
molto forte
Avvertito da tutti, molti spaventati corrono all'aperto; spostamento di mobili pesanti, caduta di intonaco e danni ai comignoli
VII
fortissima
Tutti fuggono all'aperto, danni trascurabili a edifici di buona progettazione e costruzione, da lievi a moderabili per strutture ordinarie ben costruite; avvertito da persone alla guida di automobili
VIII
rovinosa
Danni lievi a strutture antisismiche; crolli parziali in edifici ordinali; caduta di ciminiere,monumenti e colonne; ribaltamento di mobili pesanti, variazioni dell'acqua nei pozzi
IX
disastrosa
Danni a strutture antisismiche; perdita di verticalità a strutture portanti ben progettate; edifici spostati rispetto alle fondazioni; fessurazione del suolo; rottura di cavi sotterranei
X
calamitosa
Distruzione della maggior parte delle strutture in muratura; notevole fessurazione del suolo; rotaie piegate; frane notevoli in argini fluviali o ripidi pendii
XI
catasrofica
Poche strutture in muratura rimangono in piedi; distruzione di ponti; ampie fessure nel terreno; condutture sotterranee fuori uso; sprofondamenti e slittamenti del terreno in suoli molli
XII
grande catastrofe
Danneggiamento totale; onde sulla superficie del suolo; distorsione delle linee di vista e di livello; oggetti lanciati in aria

Scala Richter


La Scala Richter (o, più correttamente, la scala ML della magnitudo locale sviluppata da Charles Richter nel 1935) è un sistema usato per la valutazione dell'intensità di un terremoto. A differenza della Scala Mercalli, la scala Richter non si basa su valutazioni empiriche e quindi su effetti provocati o sensazioni: essa non ha divisioni in gradi. La valutazione dell'energia liberata dal terremoto esaminato è confrontata con un indice, chiamato magnitudo, calcolato rapportando il logaritmo in base dieci dell'ampiezza massima di una scossa e paragonato al logaritmo di una scossa campione. Lo zero della scala equivale ad una energia liberata pari a 1 chilogrammo di dinamite, o circa 4*106 J. In pratica la scala non fa altro che paragonare l'energia liberata dal sisma a un'equivalente ed ipotetica esplosione di dinamite nel sottosuolo.
Sviluppata nel 1935 da Charles Richter in collaborazione con Beno Gutemberg, entrambi del California Institute of Technology, la scala era stata elaborata originariamente solo per essere usata in una particolare area della California, e solo su sismogrammi registrati da uno strumento particolare, il sismografo a torsione di Wood-Anderson. Richter usò inizialmente valori arrotondati al più vicino quarto di magnitudine, ma in seguito si usarono i decimi di magnitudine. L'ispirazione per questa tecnica fu la scala delle magnitudini apparenti usata in astronomia per descrivere la luminosità delle stelle e di altri oggetti celesti. Richter scelse arbitrariamente una magnitudine zero per un terremoto che mostri uno spostamento massimo di un micrometro sul sismografo di Wood-Anderson, se posto a 100 km di distanza dall'epicentro del terremoto, cioè più debole di quanto si potesse registrare all'epoca. Questa scelta permetteva di evitare i numeri negativi, perlomeno con gli strumenti dell'epoca. La scala Richter però non ha alcun limite inferiore o superiore, e i sismografi moderni, molto più sensibili, registrano normalmente terremoti con magnitudini negative. Il problema maggiore della scala Richter è che i valori sono solo debolmente correlati con le caratteristiche fisiche della causa dei terremoti. Inoltre, vi è un effetto di saturazione verso le magnitudini 8,3-8,5, dovuto alla legge di scala dello spettro dei terremoti, a causa del quale i tradizionali metodi di magnitudine danno lo stesso valore per eventi che sono chiaramente differenti. All'inizio del 21° secolo, la maggior parte dei sismologi considera le tradizionali scale di magnitudini obsolete, e le ha rimpiazzate con una misura chiamata momento sismico, più direttamente relazionata con i parametri fisici del terremoto. Nel 1979 il sismologo Hiroo Kanamori, anch'egli del California Institute of Technology, propose la Moment Magnitude Scale (MW), grazie alla quale e' possibile esprimere il momento sismico in termini simili alle precedenti scale di magnitudo.
La magnitudo non va confusa con l'intensità. Tali scale, come la Rossi-Forel la scala Mercalli, sono usate per descrivere gli effetti del terremoto. L'intensità dipende dalle condizioni locali (presenza e tipo di costruzioni, distanza dall'epicentro, etc.) e non è una misura della grandezza di un terremoto. Per esempio, un terremoto di uguale magnitudo può avere intensità diversa se avviene in pieno deserto (dove nessuno può avvertirlo), oppure in un centro abitato (dove può provocare danni e vittime).
Eventi con magnitudo di 4,5 o più grande sono abbastanza forti da essere registrati dai sismografi di tutto il mondo. I terremoti più grandi registrati sono di magnitudo 8 o 9 ed avvengono con frequenza di circa uno all'anno. Il più grande mai registrato avvenne il 22 maggio 1960 in Cile, ed ebbe una magnitudo (MW) di 9,5.
La magnitudo di un terremoto misurata dalla scala Richter.
Magnitudo
 Effetti sisma
Meno di 3.5
Generalmente non sentita, ma registrata
3.5 - 5.4
Spesso sentita, ma raramente causa di danni
Sotto 6.0
Al massimo lievi danni a solidi edifici
6.1 – 6.9
Può arrivare ad essere distruttiva in aree di quasi 100 km, attraversando anche zone abitate
7.0 – 7.9
Terremoto maggiore. Causa seri danni su grandi aree
8 o maggiore
Grande terremoto. Può causare seri danni su vaste aree di svariate centinaia di km




diversi tipi di onde


I diversi tipi di onde

I movimenti all'ipocentro producono differenti tipi di deformazioni cui corrispondono differenti tipi di onde. E' stato possibile, così, distinguere tre gruppi di onde:
- onde di compressione
- onde di taglio
- onde superficiali.

Onde di compressione o longitudinali
Le onde di compressione sono quelle al cui passaggio le particelle di roccia oscillano avanti e indietro nella direzione di propagazione dell'onda stessa: la roccia subisce rapide variazioni di volume comprimendosi e dilatandosi alternativamente a seconda delle rapide oscillazioni che i blocchi di roccia compiono nella zona dell'ipocentro dopo la deformazione elastica.
Sono le onde più veloci, per cui sono dette anche onde prime o onde P. : nella crosta si muovono alla velocità di 4 e 8 km/s.
Si possono propagare in ogni mezzo, nelle rocce più compatte come nel magma fuso, nell'acqua e anche nell'aria.
        



Onde di taglio o trasversali
Lo scivolamento delle masse rocciose lungo il piano di faglia provoca anche deformazioni di TAGLIO, che si propagano come onde di taglio: al loro passaggio le particelle di roccia compiono delle oscillazioni perpendicolari alla direzione di propagazione; la roccia subisce variazioni di forma, ma non di volume.
Rispetto alle onde P sono più lente: la loro velocità nella crosta varia tra 2,3 e 4,6 km/s.
Esse sono quindi chiamate onde seconde o onde S.
Questo tipo di onde non possono propagarsi attraverso i fluidi; perciò se, nel loro movimento, incontrano una massa di magma fuso, si smorzano rapidamente e non si propagano oltre in quella direzione.
Questo tipo di onde non possono propagarsi attraverso i fluidi; perciò se, nel loro movimento, incontrano una massa di magma fuso, si smorzano rapidamente e non si propagano oltre in quella direzione.
Le onde P e le onde S hanno origine nell'ipocentro e sono chiamate complessivamente onde di volume o interne, ma non sono le sole onde che caratterizzano un terremoto.

Onde superficiali
Le onde superficiali sono quelle onde interne che raggiungono la superficie; esse si propagano dall'epicentro lungo la superficie terrestre, mentre si smorzano rapidamente a mano a mano che aumenta la profondità.
Matematicamente sono previste anche le onde di Rayleigh  (indicate con R), scoperte da Lord Rayleigh, da cui il nome.
Al propagarsi di un'onda R, le particelle compiono orbite ellittiche in un piano verticale lungo la direzione di propagazione, come avviene per le onde in acqua.
       Le onde superficiali sono anche le onde Love(L), scoperte dal matematico A. Love; al passaggio di un'onda L, le particelle oscillano trasversalmente alla direzione di propagazione (come le onde S), ma solo nel piano orizzontale.
Le onde superficiali sono più lunghe di quelle interne da cui derivano e si muovono più lentamente; possono percorrere, però, lunghissime distanze, prima di estinguersi.
Durante un terremoto, nell'ipocentro si generano gruppi di onde P ed S per tutto il movimento della faglia attiva; queste si propagano in ogni direzione e quando arrivano in superficie generano le onde L ed R.
La velocità e la direzione di propagazione delle onde interne (P ed S) si modificano al passaggio attraverso materiali differenti per caratteristiche fisiche.
In superficie arrivano non solo onde che hanno effettuato un percorso "diretto", ma anche onde che hanno seguito percorsi più lunghi e complessi.
Due onde sismiche distinte, ma di uguale forma e periodo, che arrivano insieme in una medesima zona, possono sommarsi e produrre un'onda più ampia di quelle originarie.
Un problema fondamentale nello studio dei terremoti è quello di poter analizzare in qualche modo i complessi movimenti del suolo, distinguendo i diversi tipi di onde e determinandone le caratteristiche.
Progressi decisivi nel campo della sismologia sono scaturiti, infatti, dall'invenzione di strumenti sempre più sensibili nel percepire e registrare i movimenti del suolo, chiamati SISMOGRAFI, i quali consentono di raccogliere ed archiviare una grande quantità di informazioni sui terremoti.

 

i terremoti

I terremoti
In geofisica i terremoti, detti anche sismi o scosse telluriche, sono vibrazioni o oscillazioni improvvise, rapide e più o meno potenti, della crosta terrestre, provocate dallo spostamento improvviso di una massa rocciosa nel sottosuolo.
Tale spostamento è generato dalle forze di natura tettonica che agiscono costantemente all'interno della crosta terrestre provocando la liberazione di energia in un punto interno della Terra detto ipocentro; a partire dalla frattura creatasi una serie di onde elastiche, dette "onde sismiche", si propagano in tutte le direzioni dall'ipocentro, dando vita al fenomeno osservato in superficie; il luogo della superficie terrestre posto sulla verticale dell'ipocentro si chiama epicentro ed è generalmente quello più interessato dal fenomeno. La branca della geofisica che studia questi fenomeni è la sismologia.
Quasi tutti i terremoti che avvengono sulla superficie terrestre sono concentrati in zone ben precise ossia in prossimità dei confini tra una placca tettonica e l'altra: queste sono infatti le aree tettonicamente attive, ossia dove le placche si muovono più o meno lentamente sfregando o cozzando le une rispetto alle altre. Raramente i terremoti avvengono lontano dalle zone di confine tra placche (terremoti intraplacca). In generale il movimento delle placche è lento, costante e impercettibile (se non con strumenti appositi); tuttavia in alcuni momenti e in alcune aree, a causa delle forze interne, delle pressioni, tensioni e attriti tra le masse rocciose,... tali movimenti avvengono in maniera improvvisa e repentina ("come un ingranaggio che si sblocca") sviluppando così un terremoto: il costante ma lento slittamento tra placche diventa così in alcune aree e in alcuni momenti una sorta di movimento a scatto, blocco e sblocco, che genera così un terremoto.

6 aprile 2009 - ore 03.32

6 Aprile 2009 ore 03.32

…ma all’Aquila, il terremoto fu di magnitudo 5,8 o 6,3?
Chiesa di Santa Maria del Suffragio




Lavoro di ricerca realizzato dagli alunni della classe V C
del Liceo scientifico “Leonardo da Vinci”-Sora (FR)
Anno Scolastico 2011/2012